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librerie chiudono
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5 Nov 2017

Di chi è la colpa se le librerie chiudono?

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5 Nov, 2017 / 2 commenti

Una delle critiche che si sente più spesso ripetere contro gli ebook è il loro “rovinare per sempre il mercato, favorendo la scomparsa delle librerie”.

Il ragionamento logico dietro a questa accusa è il seguente: le librerie chiudono perché sempre meno persone entrano dentro e acquistano un libro => perché non acquistano? => perché preferiscono acquistarlo su Amazon per ebook, pagandolo il 40/50% di meno e senza alzarsi dal divano.

Questo è vero, l’e-commerce rappresenta un grosso competitor per qualsiasi attività commerciale, sia per gli articoli nuovi che per quelli usati, ma è intellettualmente disonesto dire che le librerie sono in crisi per colpa dell’ebook, rappresenta un modo “pilatiano” di lavarsi le mani e cercare un facile colpevole.

Infatti è necessario smontare immediatamente un falso mito. Le librerie sono già in crisi.

Sono in crisi perché la grande distribuizione si concentra sempre di più sulle grandi catene (come Feltrinelli o i negozi Mondadori), perché anche i supermercati vendono i best-seller (con sconti molto importanti che possono permettersi grazie al loro enorme numero di copie vendute) e alla scarsa distribuzione dei libri.

Ecco dei dati, in modo da spiegare meglio questo concetto.

In Italia abbiamo 6 catene di librerie che controllano l’80% del mercato.

Ogni anno vengono prodotti 60.000 titoli. Di questi almeno 36.000 sono delle novità che vorrebbero inserirsi nel circuito con l’obiettivo di diventare dei best-seller, circa 3.000 titoli al mese. Purtroppo si dispone di circa 1.200 punti vendita (escluse le catene), che creano un effetto “a collo di bottiglia”.

Cosa significa?

Significa che i titoli vengono ammassati in libreria, con poco tempo per essere scoperti, letti, consigliati e condivisi dai lettori.

La distribuzione nelle librerie è regolata a monte dai distributori e dai gestori delle catene, che selezionano cosa fare uscire e la politica dei resi. Secondo dati ISTAT, la vita media di queste novità in libreria è 20 giorni, per poi essere rimpiazzata dalle nuove uscite e finire a metà prezzo o nel macero.

La necessità principale è vendere, tanto e in fretta, con campagne di marketing e virali su Internet, autori che interpretano “personaggi” (anche maltrattando i potenziali lettori) e stampando più copie possibile, per invadere più spazio possibile per vendere subito. Gli autori rischiano di ricevere compensi bassi a causa di questo sistema, specialmente perché molti libri sono “scoperti” con il passare del tempo e il passaparola.

Questo processo è destinato a cambiare nell’era digitale.

Come mai?

Per prima cosa è possibile stampare il libro su richiesta, risparmiando notevoli cifre sulla stampa e distribuzione (azzerandola). Ogni copia è già venduta e sarà consegnata direttamente al cliente finale.

La distribuzione è capillare attraverso Amazon, Google Play e iBooks. Librerie virtualmente visitate da tutto il mondo e non esistono resi. Il file resta a disposizione per chiunque desideri acquistarlo e la promozione attraverso internet e recensioni è molto più facile. Il prezzo basso avvicina più potenziali lettori.

Le grandi catene non amano l’ebook, perché mina il loro monopolio e permette a tutti di avere un posto sullo scaffale.

È una rivoluzione, e dobbiamo usarla correttamente.

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RECENSIONI INSEGNANTI

2 Commenti

  1. Furio Detti

    Mah in realtà la verità è un’altra.
    Intanto va considerato che le stesse catene che smerciano libri in cartaceo si sono già mosse per conquistare la e-editoria e infatti gli editori sono i soliti noti. Cambia la distrubuzione è vero, ma neanche Amazon accetterebbe di rischiare per autori sconosciuti o non pompati dalle solite mafiette o dalle logiche predatorie del consumo librario. Gli ebook in effetti, dati alla mano, “sembrano” passarsela persino peggio dei libri cartacei. Certo: ti vengono a dire che il tale libro sconosciuto ha avuto un incremento di vendite del 300%, dimenticandosi che se sei un signor nessuno e per tre anni quel libro non ha venduto una copia, bastano 3 amici che te lo comprano per far esplodere i dati e le classifiche (relative, e gli incrementi percentuali sono sempre relativi); mentre altri titoli mostrano incrementi minimi ma costanti e soprattutto consistenti in termini assoluti. Gli editori lo sanno, i distributori lo sanno e giocano come vogliono coi numeri. L’unica strada e contare le copie, riaggiustate per stabilire la parità di prezzo, col classico conto della serva. Perché se vendo 3 libri anziché 1,5 dimezzando il costo non è cambiata una mazza. In breve si legge e si investe solo su chi ha più like sui social. Punto. Da qui non si scappa e c’entra un cappero fritto il supporto.

  2. Furio Detti

    Stampa on demand? Scomoda e gratifica poco chi legge e compra i libri. Quei pochi che vanno, vanno in libreria (di catena se non c’è la fortuna di avere un vero libraio sottomano) perché è un rito. la stampa on demand la fanno solo gli autori-pippa che si comprano decine di volumi per le presentazioni o per ammorbare amici e parenti regalando copie che nessuno vuole. Idem per il crowdfunding, processo logorante, demotivante, e che puoi giocarti solo una volta nella vita (un po’ come quelli che dicono di avere un cancro all’ultimo stadio per rimorchiare; magari funziona, ma solo una volta).

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